Eolas vince il primo round sui "brevetti del web"
Apprendo da
Punto Informatico e riporto qui perchè ne ho già parlato
due volte che l'americana Eolas ha vinto il primo round nella faccenda giudiziaria che la oppone a Microsoft per l'utilizzo di alcuni brevetti.
Per chi avesse perso le
puntate precedenti (e non avesse voglia di leggerle) riassumo brutalmente:
Eolas sostiene che Microsoft ha violato alcuni suoi brevetti con Internet Explorer, e la denuncia.
Il problema è che i brevetti che Eolas rivendica come propri sono relativi a codice e tecnologie per includere plugin ed eseguire applet nelle pagine web.
Se ad Eolas venisse riconosciuta la validità delle proprie richieste è ovvio che non solo Microsoft, ma qualunque produttore di software per il web dovrebbe pagara i diritti per utilizzare tali tecnologie.
In alternativa, se tali tecnologie saranno rimosse dai prodotti, milioni di pagine web dovranno essere modificate per poter essere comunque accessibili.
La questione dunque va ben oltre il problema di Microsoft (che, perl'appunto, è solo loro) ma investe tutto il web come sistema coerente, come
ha sottolineato bene Tim Berners-Lee (padre del web e direttore del W3C).
Proprio il W3C sta cercando prove di utilizzo di tale tecnologia prima del brevetto di Eolas, per invalidare il brevetto, visto che lo stesso ufficio americano dei brevetti ha dubbi sulle proprietà intellettuali di Eolas.
Un effetto collaterale interessante della vicenda è che la stessa Commissione federale sul Commercio, per bocca del suo portavoce, comincia ad
esprimere dubbi sul sistema dei brevetti americano, in relazione anche alla emergente normativa europea.
Nonostante tutto non si può ingabbiare la libertà. Prima o poi, in qualche modo che magari ora non sappiamo, la libertà si prenderà i suoi spazi...
di digitaldivide | 16/01/2004