21/01/2004

Etichette indipendenti... ci siete?

Questo post di Cesare ha risvegliato il musicista (e webmaster di una band) che è in me, e mi spinge a pubblicare alcuni pensieri che ho in testa da un po' sulla musica indipendnete in italia, le band, gli autori, le etichette, le riviste, i distributori. Vediamo tutti, infatti, che gran movimento c'è intorno alla musica online, se le major fanno tutto 'sto casino ci sarà un perchè, no? Come dimostra BLEEP, il negozio per il "Digital Download" della WARP RECORDSs che Cesare segnala sul suo blog, una etichetta di nicchia, che non può aspirare ad una distribuzione decente (e non perchè povera o sfigata, semplicemente perchè fa musica -per l'appunto- di nicchia, che può interessare solo un numero limitato di appassionati, per esempio) e che non può aspirare ad una promozione "commerciale", oggigiorno ha la possibilità di creare un proprio canale diretto non solo di promozione ma anche di vendita. Eliminando tra l'altro i costi legati al supporto e alla gestione di questo (stampa, spedizioni, stoccaggio). L'interessa -a mio modestissimo parere- non sta nella possibilità tecnica di realizzare tutto ciò: oggi è più semplice ma era possibile realizzare un "negozio digitale" già diversi anni fa. L'interesse sta nel fatto che casi come quello di Bleep sono realtà, e testimoniano di una possibilità di successo a cui in pochi ancora oggi (in particlare in Italia) sembrano credere. Certo ci sono costi legati alla tecnologia, alla banda necessaria, allo spazio disco, alla competenza necessaria, ma quale è il prezzo della libertà? Quale è il prezzo della possibilità di rendere veramente disponibili al pubblico le proprie produzioni? Anzi, mi spingerei oltre: posto che la stragrande maggiornaza dei gruppi musicali indipendenti sostiene parte o tutti i costi delle proprie produzioni, anche quando è"sotto contratto" con una etichetta discografica, perchè mai dovrebbe poi devolvere parte (o tutta) della "sovranità" sulla propria opera ad un editore, o una casa musicale, in cambio di una remota e improbabile distribuzione, o promozione? meglio far de sè, no? O ancora meglio, se esistessero davvero, pubblicare le proprie opere per la vendita presso negozi di "download digitale"... ...meno intermediari, trasparenza nei costi, libertà di utilizzare le proprie opere come si crede... Ho lanciato la discussione anche sul forum del sito dei Tupamaros(conflitto di interesse?)... ...va beh... forse stanotte ho dormito male...
di digitaldivide | 21/01/2004
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